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XXII
olimpiade 19 luglio - 3 agosto
A
causa dell'invasione sovietica dell'Afghanistan, molte nazioni decidono di
boicottare la XXII olimpiade, tenutasi fra il 19 luglio e il 3 agosto. Gli
atleti presenti saranno 5283 in rappresentanza di 81 nazioni. 21 gli sport
in programma. Pietro Mennea e Sara Simeoni vinceranno rispettivamente i 200
metri ed il salto in alto (foto). Resteranno in Russia 80 ori, 47
andranno ad arricchire il medagliere della Germania Est, 8 saranno vinti dai
Bulgari come pure dai Cubani e dagli Italiani. Sempre fra gli Italiani
di successo, ricordiamo Oliva che vince a Mosca il titolo dei superleggeri.
INTRODUZIONE
Povero
Lord Killanin! Il suo mandato sta per scadere, e lo squattrinato nobile
irlandese ha appena portato a casa un risultato di portata storica, il
ritorno dopo quasi vent'anni della Cina Popolare sotto l'egida dei cinque
cerchi, che matura in occasione dei Giochi invernali di Lake Placid '80, che
gli scoppia fra le mani una grana di dimensioni enormi rispetto a quella di
Montreal. Accade, semplicemente, che - di fronte a una crisi interna del
Paese dilaniato dal contrasto fra islamici e filosovietici, e strategico per
la posizione ai confini dell'Urss - l'Unione Sovietica decida di intervenire
militarmente il giorno di Natale del '79 e di insediare il nuovo presidente.
La condanna degli Usa è immediata (2 gennaio), e il primo Paese ad
annunciare che per ritorsione non andrà ai Giochi di Mosca è l'Arabia
Saudita. Ma tutti guardano a Washington, che prima propone lo spostamento
dei Giochi ad altra sede, poi (il 20 gennaio) condiziona il sì Usa al
ritiro delle truppe sovietiche. Nulla di fatto: e il 20 febbraio il
presidente Carter conferma il "no" statunitense. Si susseguono
iniziative frenetiche, alla fine delle quali 26 comitati olimpici non
rispondono all'invito, 29 lo respingono, 5 che avevano accettato cambiano
idea. A dire sì sono 81 comitati olimpici, alla fine, fra cui, a
determinate condizioni, l'Italia. Il Coni segue la linea della
partecipazione fin dall'inizio, il Governo decide di impedire la
partecipazione degli atleti tesserati per società militari, e il nostro
Paese, d'accordo con quella fetta d'Occidente che decide di andare a Mosca,
adotta la bandiera del Cio e sfila sotto la scritta "Coni". A
Mosca c'è un'Italia che lascia a casa il pentathleta Masala, il nuotatore
Guarducci, il judoka Mariani, mentre Gamba riesce in extremis a congedarsi
dai Carabinieri e vola verso l'oro che otterrà in Urss.
DATI
E CIFRE
A
Mosca le gare si svolgono dal 19 luglio al 3 agosto 1980. Gli atleti
partecipanti sono 5.217 di 80 Paesi, le donne 1.125. L'Italia è
rappresentata da 170 atleti, di cui partecipano 160, le donne sono 39.
I
FATTI
  
Da
Sinistra: Apertura dei Giochi - Sara Simeoni- Nazionale Italiana di
Pallacanestro
Si
respira un'aria chiusa e difficile, a Mosca '80: una città blindata, dalla
quale sono scomparsi i bambini, tutti nelle colonie estive, presidiata in
lungo e in largo, la fermata del metro del vecchio stadio Lenin chiusa per
motivi di sicurezza, Brezhnev che appare in tribuna, fermo e impettito,
l'Ovest quasi assente o mascherato nelle cerimonie e durante le gare. Se
vince un italiano, l'inno che si ascolta è quello olimpico, la bandiera che
sale è quella del Cio, i militari rimasti a casa si mordono le mani davanti
alla Tv.
C'è
da pensare che un'Olimpiade dimezzata generi interessi dimezzati: anche
perché gli USA organizzano la loro contro-Olimpiade a Colorado Springs,
dove ha sede il comitato olimpico Usa, e fanno di tutto per battere primati
e confrontarsi, spesso con uguali calendari, alle gare di Mosca che hanno
disertato. Un clima tutt'altro che olimpico e universale: e anche di questo
si ricorderanno i Paesi che adesso sono a Mosca, quattro anni dopo, quando
toccherà a loro restare a casa.
L'Italia
senza militari parte convinta che sarà un'Olimpiade di serie B con scarso
riscontro nei media e in Tv: ma non c'è niente come qualche medaglia d'oro
che può scaldare gli animi. E appena Giovannetti trionfa nel tiro a volo,
gli italiani riscoprono l'Olimpiade e la seguono fino in fondo. D'altra
parte, anche oggettivamente grazie alle forti assenze, gli azzurri si
lasciano alle spalle il crac di Montreal, balzando al quinto posto del
medagliere e a 8 ori complessivi: fa sensazione, per le lacrime che lo
accompagnano, quand'anche quasi certo per l'assenza dell'unica vera rivale,
quello di Sara Simeoni nell'alto, di cui la veronese è da due anni
primatista del mondo con 2.01; ma entusiasma anche il sorriso da fanciullo
che sboccia sul tabellone dello stadio Lenin all'arrivo trionfale di
Maurizio Damilano nella 20 km di marcia, i successi di Pollio nella lotta e
di Gamba nel judo, quello di Oliva nel pugilato e persino l'affermazione di
Roman nel completo di equitazione. Quanto alle altre stelle dei Giochi, i
britannici si spezzano in due a tifare per Coe e Ovett, che si dividono il
mezzofondo veloce; l'Etiopia ci regala un imbattibile vecchietto in quello
prolungato, Yifter; un siluro umano quale Salnikov fa suoi tre ori sulle
lunghe distanze dello stile libero, tappe di una superiorità che sarà
immensa, e che lo vedrà imbattuto sui 1500 per sette anni; e qualcosa di
mai accaduto prima si verifica nella boxe.
Certo,
mancano gli Usa, che a Montreal avevano esibito grandissimi, futuri campioni
del mondo, da Leonard a Michael e Leon Spinks; ma è difficile immaginare
una spedizione più ricca di successi, nella storia olimpica, di quella
cubana a Mosca: 11 pugili, dieci a medaglia, sei gli ori. Su tutti,
ventottenne, al terzo successo consecutivo, il ventottenne Teofilo Stevenson,
campione del mondo in carica, più volte tentato inutilmente da principesche
offerte per passare pro, che difende con i denti un'impresa mai accaduta
prima. A Monaco ha vinto per rinuncia, a Montreal s'è sbarazzato per k.o.
del romeno Simon, a Mosca si difende con l'esperienza contro il sovietico
Tsayev, ma ottiene uno storico terzo trionfo. Ambasciatore con Juantorena
dello sport cubano, sarà capace di conquistare il titolo mondiale
dilettanti... sei anni dopo!
LE
MEDAGLIE ITALIANE DELL'ATLETICA
Oro:
Pietro
Mennea - 200m
Maurizio Damilano - 20 km Marcia
Sara Simeoni - Salto in Alto
Bronzo:
Staffetta
4x400 - Stefano Malinverni, Mauro Zuliani, Roberto Tozzi, Pietro Mennea
Pietro
Mennea - 200m
Manca
qualcosa nei tabelloni luminosi di Atlanta: quello straordinario 19"72
conquistato sui 200 metri da Pietro Mennea a Città del Messico e
detronizzato poco tempo fa da Johnson. Una magica combinazione numerica a
cui eravamo abituati e affezionati. Ma non importa, perché l'irriducibile
barlettano resterà per sempre nei nostri cuori. Ne ricordiamo il carattere
levantino, acido, scontroso, che faceva scintille con quello del suo
preparatore, il mitico professor Vittori. Ne ricordiamo il dito alzato,
simbolo di potere, di privilegio assoluto, trasformato quasi in stupore
nella memorabile finale dei 200 ai Giochi di Mosca. Come non dimentichiamo
lo scontro verbale televisivo tra lui e il telecronista Rai Paolo Rosi in
occasione dei Giochi di Montreal. E quella sua voglia di
non smettere mai, di provare e riprovare fino alla clamorosa decisione di
rifarsi vivo a Seoul per la sua quinta Olimpiade. Mennea, nel bene e nel
male, rimarrà nella storia dell'atletica internazionale come il più
controverso velocista, dotato però di una tenacia e di un'energia
inesauribili di rara efficacia. Il 26 marzo 1993 Fausto Narducci ne ritrasse
un profilo di cui ne descriviamo alcuni tratti (Max De Stefano). "Mennea
primo, Mennea secondo, Mennea Terzo: non tre atleti ma tre vite atletiche in
una. Mennea atleta, Mennea plurilaureato, Mennea avvocato e commercialista:
sempre la stessa persona, il personaggio più controverso, ermetico e
discusso che abbia mai calcato le piste italiane". Quando la gente mi
incontra per strada si meraviglia che sono alto un metro e ottanta: neanche
nel fisico, che era sotto gli occhi di tutti, mi hanno descritto bene",
disse un giorno l'incompreso. "...Pietro, terzogenito di una famiglia
con cinque figli cresciuti nella tranquilla sartoria di papà Salvatore a
Barletta, voglia di emergere ne aveva tanta. "Il successo è dolore
fisico" aveva insegnato mamma Vincenza a Pietro, Pino, Luigi, Angela e
Vincenzo". Quello che resta di Mennea nell'atletica italiana è la sua
abnegazione da certosino negli allenamenti, le indimenticabili sfide con
Borzov e Ray, le immancabili bizze e le mezze farneticazioni in terza
persona prima e dopo ogni vittoria, le rinunce dell'ultima ora e le
squalifiche come quella communatagli per essersi rifiutato di partecipare a
una tournée elettorale di Nebiolo in Estremo Oriente e infine, perché no,
le sue polemiche infinite con Berruti che, in uno degli episodi più tristi
legati a una rivalità sportiva, si ritrovò perfino minacciato a Formia dai
fratelli del barlettano. E a quasi vent'anni dai suoi primi ori, nei 100 e
200 metri agli Europei di Roma '74, c'è ancora un mistero che sopravvive:
cosa voleva dire Pietro Mennea, dopo ogni vittoria, con quell'indice destro
alzato verso il cielo" (Fausto Narducci). la cronaca del record
Siamo
arrivati al fatidico 1979, l’anno indimenticabile del record mondiale sui
200 metri, la concretizzazione ideale di tutti i miei sforzi, la conferma
che il voler investire ogni energia in questa gara era giusto, corretto e
soprattutto doveroso. Verso gli altri e verso me stesso. Ma andiamo per
gradi. In maggio Lisbona aveva ospitato un’importante competizione a
livello di club ed io ero riuscito a battere il record europeo sui 100 metri
con 10” netti e il record italiano sui 200 con 20”1. Risultati
lusinghieri, il segnale chiaro di una forma fisica ed atletica estremamente
positiva. Purtroppo pochi giorni più tardi, a Torino, forse spinto
dall’eccessivo entusiasmo ho forzato l’andatura e ho subito un
infortunio che mi ha costretto ad un breve riposo e poi ad allenamenti
ridotti. Per un errore di valutazione stavo per compromettere l’intera
stagione! Sentivo che era un momento decisivo della mia carriera, sapevo di
poter fare ancora meglio, ma al tempo stesso comprendevo quanto sottile
fosse il confine tra un record ipotetico e il crollo. Per questa ragione, in
pieno accordo con Carlo Vittori e la FIAT (in quel periodo correvo infatti
con la maglia dell’IVECO) avevo stilato un rigido programma di
allenamento, selezionando attentamente anche le competizioni cui
partecipare. Sfortunatamente il calendario internazionale prevedeva due
importanti manifestazioni in un breve arco temporale, la Coppa del Mondo a
Montreal e le Universiadi a Città del Messico, così fui costretto ad
operare una scelta ed optai per i Giochi universitari. Anche questa volta
nacque un contenzioso con la FIDAL che sperava nella mia presenza in Canada;
anche questa volta non cambiai la decisione presa. Prepotenza, arroganza,
presunzione? Parlerei piuttosto di piena fiducia nelle mie possibilità e in
quella strana sensazione che sembrava spingermi a cogliere l’attimo…
perché non sarebbe mai più tornato. Per una volta ho seguito l’istinto e
sono felice d’averlo fatto! Arrivato a Città del Messico ho subito
cominciato gli allenamenti in altura, anche se il differente fuso orario
rendeva inizialmente tutto più faticoso. Nonostante ciò in alcune gare che
precedevano i Giochi ho ottenuto 19”8 manuali sui 200 metri, un tempo che
faceva ben sperare, e 10”01 sui 100 metri (record europeo). Pochi giorni
dopo i Giochi hanno ufficialmente preso il via e in batteria sono riuscito
ad infrangere il record europeo che apparteneva a Valery Borzov: 19”96
contro i 20” netti del sovietico. Nella gara successiva il cronometro si
è fermato a 20”04, una prestazione positiva ma al tempo il segnale
evidente che stavo rallentando la mia corsa: 19”8, 19”96, 20”04.
Medaglia sicura, dunque, di record però neanche a parlarne! Arriviamo così
alla fatidica finale dei 200 metri, preceduta da una pioggia battente e
soprattutto da un vento alterno (favorevole lungo il rettilineo, contrario
in curva) che non rendeva certamente ideale il quadro climatico, a dispetto
di quanto affermerà più tardi qualcuno. “Il Dio dell’atletica protegge
i campioni - scrive La Gazzetta dello Sport il 14 settembre - protegge i
campioni. Perciò ha protetto le Menneiadi, aprendo uno squarcio di sole
quella giornata di lunedì in cui Mennea provò per la prima volta la
vertigine di scendere sotto i venti secondi (19”96); perciò ha sollevato
la cappa per quel paio d’ore sufficienti a dare a Mennea la seconda
vertigine (19”72), prima di scatenare nuovamente acqua fino a notte. C’è
chi dice quindi: Mennea è stato fortunato. E non è stata mai pronunciata
frase più idiota, perché in genere un campione non stabilisce i record nei
suoi giorni sfortunati. Mennea però con la fortuna aveva larghi crediti e
non deve per certo sentirsi privilegiato se per una volta ha avuto la
temperatura ed il vento quasi giusti. È un atleta che la fortuna se la crea
da solo giorno per giorno con volontà cocciuta e forse non ha finito di
sbalordire, anche se quando si raggiungono certi limiti è difficile andar
oltre.” Ero in forma, ho corso splendidamente anche se forse potevo fare
meglio, e all’arrivo i miei avversari erano alle spalle. Tagliato il
traguardo mi sono poggiato esausto a terra, gli occhi chiusi, le orecchie
tese a captare qualche segnale che facesse capire se avevo fatto qualcosa di
buono. Poi il boato della folla, l’abbraccio entusiastico di Carlo Vittori,
del Presidente Nebiolo e dell’intero staff azzurro: 19”72, record del
mondo!
HANNO
DETTO DI LUI:
Valery
Borzov: Ucraino, rivale storico di Pietro: "Mennea era un atleta
ben allenato, io credo che sia stato importante nella storia dello sprint
mondiale, perché con me è riuscito a spezzare l'egemonia americana".
Gianni
Romeo: “Mennea mercoledì pomeriggio alle 15.15 ora messicana
corrispondente alle 23.15 italiane, scrive il giornalista, ha compiuto due
capolavori nel capolavoro: un’accelerazione di quaranta - cinquanta metri
quale mai gli era riuscita in passato all’avvio dei duecento metri; una
seconda accelerazione a settanta metri dal traguardo, quando il polacco
Dunecki gli era abbastanza addosso, staccandosi con un cambio di velocità
impressionante. Un uomo capace di questa cose, un uomo capace di correre per
due volte di seguito i cento metri in 9”86, ha davvero finito di
stupire?”
CURRICULUM:
Nato
a Barletta il 28 giugno 1952, Pietro Mennea ha ottenuto 2 primati mondiali
(lo storico 19"72 sui 200 metri e 1'21"5 nella 4x200 nel '72), 8
europei e 33 italiani. Ha partecipato a 5 Olimpiadi (Monaco '72, bronzo nei
200 metri; Montreal '76; Mosca '80, oro nei 200 metri e bronzo nella 4x100);
Los Angeles '84 e Seoul '88. Sei medaglie agli Europei (3 ori, 2 argenti e 1
bronzo). Mennea ha annunciato tre volte il ritiro: nel marzo '81 (ritorno
'82), nel 1984 dopo Los Angeles (ritorno '87) e nell'88 dopo Seoul.
CRONOLOGIA:
1971
Campione
Italiano nei 200 metri
1°
nei 200 metri
1°
nella 4x100 ai Giochi del Mediterraneo (Smirne)
1972
Campione Italiano nei 200 metri
Primatista mondiale della 4x200 (1’21”5)
Medaglia d’oro nei 200 metri
1973
Campione Italiano nei 200 metri
1° nei 200 metri agli universitari di Mosca
1974
Campione Italiano nei 100 metri
Campione Italiano nei 200 metri
1° nei 200 metri agli Europei di Roma
1975
1° nei 100 e nei 200 metri ai Giochi del Mediterraneo (Algeri)
1° nei 100 e nei 200 metri ai mondiali universitari di Roma
1976
Campione Italiano nei 200 metri
1977
Campione Italiano nei 200 metri
1978
Campione Europeo indoor nei 400 metri (Milano, 46”51)
1° nei 100 metri ai campionati Europei (Praga)
1° nei 200 metri ai campionati Europei (Praga)
1979
1° nei 100 metri alla Coppa Europea (Torino)
Record mondiale nei 200 metri con il tempo di 19"72 (Città del
Messico)
1980
Medaglia d’oro nei 200 metri alle Olimpiadi di Mosca con il tempo di
20”19
1983
A Febbraio è mondiale 200 metri indoor in 20”74
Maurizio
Damilano - 20 km Marcia
Maurizio
Damilano, coriaceo piemontese di Scarnafigi, approfitta solo di alcune
squalifiche eccellenti (che peraltro fanno parte del gioco) per vincere con
un netto vantaggio sul sovietico Pyotr Pochinchuk e conquistare il primo
alloro di una carriera destinata a regalargli ancora due bronzi olimpici,
oltre a due titoli mondiali e uno europeo. ARTICOLO: di Maurizio Damilano.
Sono giunto alla mia quinta Olimpiade, la prima alla quale non partecipo da
atleta. In assoluto non è una novità. Ho difatti ormai seguito da
"ex" (ma può un atleta diventare un ex? Io personalmente non
penso possa accadere di sentirsi "out" dentro) due mondiali ed un
campionato europeo. Devo dire che questa Olimpiade mi ha sinora parecchio
deluso se vista dall'interno. Le gare sono state sinora eccezionali. Come si
conviene per un evento importante qual è l'Olimpiade. L'aspetto
organizzativo veramente deludente. Non certo all'altezza di quella che era
stata presentata come l'Olimpiade che introduceva il 2000, l'Olimpiade della
tecnologia. Vivendo al villaggio mi sono reso conto che è mancato
completamente l'aspetto dei servizi. Il villaggio stesso è di una
dispersione impressionante. E' quindi comprensibile che in una realtà del
genere godere di servizi efficenti diventa indispensabile. Vorrei qui
lasciare una mia sensazione che magari potrà aprire una discussione: questa
è stata per il comitato organizzatore una grande occasione di fare businnes.
E' stato curato con estrema attenzione l'aspetto promozionale (difatti i
campi di gara sono sempre stati molto affollati) così come quello delle
sponsorizzazioni e della vendita dei diritti, quelli che avrebbero portato
profitto certo, mentre si è estremamente sttovalutato l'aspetto
dell'attenzione per le necessità degli atleti. Se questa deve diventare
l'Olimpiade, mi domando, vale ancora la pena di enfatizzarla come il massimo
momento di aggregazione, simbolo di pace e di unione?
Sara Simeoni - Salto in Alto
Non
si sente parlare molto spesso delle vittorie delle donne nelle Olimpiadi,
anche se ad oggi il numero delle partecipanti è incrementato molto, ma i
trionfi della Simeoni non sono stati dimenticati da nessuno. Sara, recitava
il titolo dell'articolo firmato da Gianni Merlo il 19 novembre 1993,
"sognava la danza e l'Arena" per poi volare "sul tetto del
mondo". Se non fosse stato per qualche centimetro in più, infatti,
forse oggi racconteremmo di Sara come grande ballerina classica. Venne
infatti scartata da un balletto dell'Aida perché era troppo alta, anche se
fu ammessa subito dopo alla Scala. Ma alle scarpette bianche e al tutù
preferì l'atletica. Guarda caso, tutta giocata ancora sui centimetri. E così
Sara divenne la "dolce Sara", la magica libellula capace di far
volare gli italiani: nel '76 medaglia d'argento a Montreal, nel '78 record
mondiale con 2.01, nell' 80 medaglia d'oro a Mosca e nell' 84 ancora magico
argento a Los Angeles. Di lei rimane un sorriso e un frenetico battito di
mani come farfalle sotto l'asticella che immobile la incorona regina del
salto in alto. Quando Sara aveva dieci anni, era un'anima lunga e sottile.
Frequentava il Centro comunale artistico dove affinava le sue doti nella
pittura e nella danza a Verona. Aveva talento e orecchio per la musica. Era
davvero bravina, voleva diventare ballerina importante, ma uno dei
responsabili dell'Arena involontariamente pugnalò il suo orgoglio quando la
sua classe fu scelta per dare vita al "ballo dei moretti"
dell'Aida e la escluse perché era troppo alta. Poco tempo dopo partecipò a
un provino alla Scala di Milano e superò l'esame, ma, racconta, "avrei
dovuto lasciare la famiglia". Nel 1965 l'insegnante Marta Castaldo
l'indirizzò al campo scuola di Verona per provare la strada dello sport.
L'attirava il salto in alto. Nella prima gara usò una tecnica che potremmo
definire frontale, cioè si preoccupò solo di proiettare il suo corpo
leggero oltre l'asticella. Risultato 1.25, non male per un debuttante. Il
1970 è stato il suo primo anno magico, perché in maggio a Padova aveva
stabilito il suo primo primato italiano con 1.71. L'anno seguente affascinò
il pubblico degli Europei di Helsinki. A Monaco, nella sua prima Olimpiade,
portò il record a 1.85 e si installò al quinto posto davanti a quella che
sarebbe diventata la sua grande avversaria: Rosemarie Ackermann, tedesca est
della Pomerania che nel 1977 a Berlino scavalcò il muro dei 2 metri. Erano
avversarie spietate in gara, però non hanno mai nascosto la loro simpatia
reciproca. "Rosemarie era un mito per me", affermava Sara. Nel
1978 è avvenuto il sorpasso. Era il 5 agosto a Brescia, quando
all'improvviso Sara ha scosso l'aria quieta della sera: erano le 19.56
quando superò al primo tentativo quello che allora era il tetto del mondo:
2.01...". Poi la medaglia d'oro di Mosca e quelle d'argento di Montreal
e Los Angeles. Scrive Gianni Merlo: "La Simeoni è stata forse l'ultima
interprete di uno sport romantico. Le sue lacrime di gioia hanno inondato il
cuore di milioni di spettatori: ne sentiamo la mancanza".
HANNO
DETTO DI LEI:
Rosemarie
Ackermann, la grande rivale di Sara. "Con la Simeoni mi sono trovata
bene fin dal primo momento, perché sa apprezzare e riconoscere i sentimenti
delle altre. Sara ha anticipato il tempo dell'evoluzione...". La
canadese Brill, ex ragazza dei fiori: "Sara aveva parole di incitamento
per tutte. Sapeva apprezzare il valore delle altre. E' serena, sa affrontare
la vita".
CURRICULUM:
Sara
Simeoni è nata a Rivoli Veronese il 19 aprile 1953. E' stata primatista
mondiale con 2.01, misura che ha superato due volte nel 1978. Ha vinto una
medaglia d'oro alle Olimpiadi di Mosca, più due argenti a Montreal e Los
Angeles. E' stata campionessa europea nel 1978 a Praga. Ha vinto 23 titoli
Italiani, di cui uno nel pentathlon. Ora lavora per la Federazione, è
sposata con Erminio Azzaro, ex campione di salto in alto e suo allenatore,
ed è madre di un bimbo, Roberto, di quasi 7 anni.
IL
GIORNO STORICO:
Storia
delle Olimpiadi - Mosca 1980 (1): i Giochi monchi, non per noi
L'edizione
più politica della storia, quella di Mosca. E forse era proprio
inevitabile, visto il clima dell'epoca fra i due colossi del Mondo. Metà
delle Nazioni rinunciano a partecipare. Per fortuna, la nostra
lungimiranza ed intelligenza ci consente di trovare un escamotage:
nascono così i miti di Mennea e di Sara Simeoni.
MOSCA
- Tocca al Mondo Occidentale, adesso, il boicottaggio delle Olimpiadi.
Dopo
la vigilia insanguinata e le dImostrazioni di Città del Messico, l'assalto
dei fedayn a Monaco e la protesta africana a Montreal, questa volta a Mosca
mancherà una metà del mondo, addirittura.
Il
tutto nasce dall'invasione sovietica dell'Afghanistan, nel dicembre
precedente, un'invasione che nei nove anni seguenti provocherà un milione e
mezzo di morti.
Immediata
è la reazione degli Stati Uniti: il presidente Carter, tra le altre cose,
minaccia di boicottare le Olimpiadi moscovite se le truppe sovietiche non si
ritirano dall'Afghanistan entro l'inizio dei Giochi, cosa che naturalmente
non avviene, e così una miriade di atleti, che aspettavano da quattro anni
preparandosi con fatica e speranza, saranno costretti a vedersi in
televisione i possibili avversari.
All'iniziativa
statunitense aderiscono in tanti: sono in 60 le nazioni che rinunciano ad
andare a Mosca, tra cui la Germania Federale, la Repubblica Popolare Cinese,
il Canada, il Giappone, il Kenya, la Nuova Zelanda, la Norvegia.
E
noi? dopo lunghe discussioni e dibatti, alla fine si prende una decisione...
machiavellica, ovvero nel più puro stile italiano, che non significa
un'accezione negativa: si va a Mosca, ma senza bandiera nè inno di Mameli,
bensì sotto le insegne del CONI. La nostra posizione, del resto, fa scuola:
anche Gran Bretagna e Francia faranno lo stesso.
Unica,
ovvia, defezione da parte nostra, quella degli atleti militari italiani, e
tanti possibili aspiranti a medaglie dovranno così rinunciare: tra i nomi
più papabili, il pentathleta Daniele Masala, lo specialista dei 3000 siepi
Mariano Scartezzini, il nuotatore Marcello Guarducci, il judoka Felice
Mariani.
Come
dicevamo, la posizione assunta dall'Italia è, senza alcuna ironia,
pragmatica ed intelligente. Per fortuna, altrimenti non avremmo potuto
ammirare due fantastici atleti, due che nella storia dello sport italiano
stanno nel Gotha degli Immortali: Pietro Mennea e Sara Simeoni.
Mennea,
da otto anni nell'Olimpo della velocità mondiale, arriva a Mosca come
l'indiscusso numero uno sui 200: dieci mesi prima, a Città del Messico, ha
fissato il record del mondo a 19"72, un primato destinato a durare 17
anni. A Mosca, dunque, è l'uomo da battere, e per un atleta, in particolare
un velocista, la pressione psicologica è pesantissima.
Inoltre,
ai Giochi arriva in uno dei suoi momenti non proprio migliori, tanto da
sbagliare i 100, finiti alle semifinali con un mediocre 10"58.
E
nella "sua" gara, i 200, il sorteggio per la finale non lo
favorisce certo: gli capita l'ottava corsia, ovvero nessun punto di
riferimento.
Il
giorno fatidico è il 28 luglio. Welles, lo scozzese trionfatore sui 100, a
fine curva ha 2-3 metri di vantaggio sul barlettano, che sembra in difficoltà.
Ma a metà del rettilineo Mennea inizia la prodigiosa rimonta che culmina
con il sorpasso e con la medaglia d'oro a una manciata di metri dal
traguardo. Gioia, tripudio, liberazione, Storia dello sport, scegliete Voi:
gli stessi sentimenti, vent'anni dopo, che aveva suscitato Livio Berruti.
Sulle
ali dell'entusiasmo, Mennea viene poi schierato nella 4x400 e la sua rimonta
trascina al bronzo il quartetto azzurro dietro a Unione Sovietica e Germania
Est.
Nella
foto, l'arrivo della finale: Mennea è medaglia d'oro! Due soli centesimi
separano Mennea e Wells (20"19 contro 20"21).
Storia
- Mosca 1980 (2): Sara e Coppi-Bartali inglesi
La
seconda parte delle Olimpiadi monche: dopo i peana per Pietro Mennea, tocca
a Sara Simeoni, la più amata dagli italiani, ed alla coppia che divise gli
inglesi, proprio come i due assi del ciclismo. Ma c'è spazio per altro,
come l'argento del basket...
MOSCA
- E poi c'è lei, Sara Simeoni, veronese di Rivoli, allenata dal marito
Erminio Azzaro.
A
Mosca arriva dall'argento di Montreal, ma, nel frattempo, la sua carriera ha
preso l'onda dell'autentica leadership mondiale, col titolo europeo ed il
record mondiale, avendo superato due volte i 2.01.
Grande
agonista, Sara si gioca una gara di nervi sulla misura di 1.97, alla quale
si presentano, insieme all'azzurra, la polacca Urszula Kielan (che per
numero di errori ci arriva in testa) e la tedesca Jutta Kirst. La misura,
però, è superata solo da lei, ed abbondantemente, al secondo tentativo. Le
rivali, ferme a 1.94, dovranno farle da damigelle d'onore sul podio.
L'atletica
d'oro dell'Italia (pardon, del CONI!) non finisce qui, però.
In
una gara che, come quella di Sara, non risente quasi per niente del
boicottaggio, Maurizio Damilano, piemontese di Scarnafigi, trionfa nella 20
km di marcia.
Un'altra
specialità che non risente delle assenze, è il mezzofondo breve, anche
perchè le due specialità, 800 e 1500, sono dominate da una coppia per la
quale riandare a Coppi-Bartali non è semplice esercizio retorico.
I
britannici Steve Ovett e Sebastian Coe, che si evitano accuratamente nei
meetings, non possono fare a meno di scontrarsi nelle grandi occasioni.
Succede, ovviamente, anche a Mosca, con la particolarità della vittoria
nella specialità più congeniale all'avversario.
Coe,
primatista mondiale degli 800, vince i 1500, grazie ad un rush finale da
semi-velocista (corre gli ultimi 100 in 12"1); Ovett, a sua volta
recordman mondiale ex-aequo (con Coe, comunque) dei 1500, trionfa negli 800
con un sorpasso ai danni dell'eterno rivale proprio negli ultimi metri.
E
Nadia Comaneci? La regina di Montreal è attesa alla conferma, quattro anni
dopo. Solo che quattro anni, per il suo sport, sono un'enormità, in termini
di sviluppo fisico, ora decisamente di una donna fatta e finita. Inoltre,
siamo a Mosca, e le giurie, già molto generose coi padroni di casa nei
tuffi e persino in atletica, non si smentiscono, e le tolgono il sacrosanto
oro alla trave, a favore della sovietica Yelena Davydova.
In
tutto, la squadra Azzurra porta a casa 15 medaglie, delle quali otto sono
d'oro.
Al
tris dell'atletica, fanno da contorno (con tutto il rispetto) i successi di
Patrizio Oliva (pugilato, superleggeri), Claudio Pollio (lotta libera,
minimosca), Ezio Gamba (judo, 71 kg), Luciano Giovannetti (tiro, fossa
olimpica) e Federico Euro Roman (concorso completo).
Fra
tutte le altre medaglie meno nobili, ne risaltano due, un bronzo ed un
argento.
Il
bronzo è quello nei tuffi di Giorgio Cagnotto, alla sua quinta Olimpiade,
dal trampolino.
L'argento
è quello del basket, certamente reso possibile dalla defezione USA, ma
impreziosito dalla vittoria, in semifinale, sui padroni di casa dell'URSS.
Della
squadra fanno parte Meneghin, Marzorati, Brunamonti, Della Fiori, Villalta,
Vecchiato, Generali, Sacchetti, Sylvester, Gilardi, Solfrini, Bonamico,
allenati da Sandro Gamba. Nella finale con la Yugoslavia gli azzurri perdono
86 a 77, impossibile fare di meglio contro gente del calibro di Dalipagic,
Delibasic, Kicianovic, Jerko, Knego, Radovanovic e Cosic.
Le
Olimpiadi si chiudono con l'arrivederci a Los Angeles: mai il saluto fu
rilasciato a denti così stretti!
Nella
foto, l'esultanza di Sara Simeoni
PERSONAGGI
Saneyev,
Viktor - Georgia, Fundukleyevskaya 3/10/1945 - Atletica
Una
delle scoperte più sorprendenti, per un non sovietico, è quella che
molti inviati e molti spettatori fanno sugli spalti degli impianti di
Mosca: esiste un tifo contro, fra i supporter dell'Urss, che privilegia
i russi e gli assimilati agli esponenti di altre repubbliche. Ne fanno
le spese in molti: il caso più eclatante accade a Jaak Uudmae,
triplista estone, che commette il reato di negare a Saneyev il quarto
successo olimpico consecutivo, l'impresa che avrebbe eguagliato quella
di Oerter nel disco. Per 11 centimetri, Viktor è battuto: e alla
premiazione fischi e boati si sprecano nei confronti di Uudmae,
quand'anche lo speaker lo presenti come membro della"Komanda
Sovyetsky Soyuz", cioè della squadra sovietica. In effetti, quello
di Uudmae è un reato di lesa maestà: Viktor Saneyev " più
corretto sarebbe Sanyéyev " è un agronomo figlio di una spazzina
cosacca, georgiano di Fundukleyevskaya, nato il 3 ottobre '45, quindi
quasi 35enne. Ha stroncato a suon di mondiali (due) Prudencio e Gentile
in Messico, ha respinto per 4 cm Drehmel a Monaco (ottenendo alla fine
di quell'anno il terzo mondiale con 17,44), per 11 Butts a Montreal; ha
due ori e due argenti agli Europei, sei ori agli Euroindoor ed è stato
imbattuto per 4 anni dal '73 al '77. Ora è a fine carriera, ma ai suoi
tendini scricchiolanti chiede un ultimo sforzo, una mano gliela danno i
giudici annullando un dubbio, lunghissimo salto del brasiliano de
Oliveira, poi Uudmae ferma Viktor ai piedi del sogno. Non basta 17,24
con un metro e rotti di vento contro, una misura che il georgiano non
raggiungeva da quattro anni. Saneyev fù fra i più interessati
spettatori dei Giochi di Sydney: in quella città, infatti, s'è
trasferito da molti anni.
CURIOSANDO
Kozakiewicz
esultò... con l`ombrello
Vinse
la gara di salto con l`asta e prese per i fondelli il pubblico avversario
Ai
Giochi di Mosca del 1980 il favorito nella gara del salto con l`asta era il
russo Konstantin Volkov, agevolato dal boicottaggio e dal fatto di
gareggiare tra le mura amiche. Volkov aveva come maggiori rivali i francesi
Houvion e Vigneron, ma non aveva fatto i conti con il polacco Wladyslaw
Kozakiewicz.
Sin dai primi salti Kozakiewicz era stato preso di mira dal pubblico dello
stadio moscovita, ma i suoi 3.000 sostenitori replicavano ad ogni salto di
Volkov.
Ultimo salto: Kozakiewicz "vola" a 5m78 e vince l`oro. L`esultanza
non è di quelle insegnate da Monsignor Della Casa e per il pubblico locale
ecco un bel gesto dell`ombrello, poco elegante ma che per l`occasione non
poteva non ispirare simpatia.
Un gesto più che simbolico tra l`altro, perchè, dopo i Giochi, l`astista
polacco, disse "basta" con il comunismo e chiese asilo politico
alla Germania. La sua domanda fu prontamente accolta. Tiè.
LE
SPECIALITA' DELL'ATLETICA
MASCHILE/FEMMINILE:
100 Metri Piani - 1500 Metri Piani - 200 Metri Piani - 400 Metri Piani - 800
Metri Piani - Disco - Giavellotto - Peso - Salto in Alto - Salto in lungo -
Staffetta 4x100 Metri Piani - Staffetta 4x400 Metri Piani
MASCHILE: 10000 Metri Piani - 110 Metri ad Ostacoli - 20 Km. di Marcia
su Pista - 3000 Metri Siepi - 400 Metri ad Ostacoli - 50 Km di Marcia su Pista
- 5000 Metri Piani - Decathlon - Maratona - Martello Salto Triplo - Salto con
l' Asta
FEMMINILE: 100 Metri ad Ostacoli - Pentathlon
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La
storia dei giochi è stata oggetto di una ricerca scolastica da parte
di ragazzi appassionati di Atletica Leggera che hanno voluto rimanere
nell' anonimato; sono stete visionate nnumerose fonti; in particolar
modo il sito internet www.nonsolofitness.it |

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