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XIV
olimpiade 29 luglio - 14 agosto
Occorreranno
ben 12 anni prima che lo sport torni nelle sua manifestazione più
imponente. Il secondo conflitto mondiale infatti, scoppierà proprio alla
vigilia delle Olimpiadi di Tokyo, e i danni provocati alla sua conclusione,
saranno tali da far saltare anche la manifestazione del 1944. De
Coubertin, morto 11 anni prima sarà il grande assente. Il 29 luglio, re
Giorgio VI allo stadio Wembley, di fronte a 85mila persone, dichiara
ufficialmente aperte le olimpiadi. Gli impianti sportivi sono in pratica gli
stessi che erano stati utilizzati per i Giochi del 1908, parzialmente
ristrutturati. Molti atleti sono stati spazzati via dalla guerra, assieme ad
ogni risorsa economica. Anche le medaglie saranno di latta e non del più
nobile oro.
Per
la prima volta le olimpiadi sono strasmesse nell'etere, raggiungendo quasi
cinquecentomila spettatori, che vanno ad aggiungersi al milione e
duecentomila che assisteranno ai giochi di persona. A Londra giungono 59
nazioni. Tra di esse non figurano la Germania e il Giappone, che non vengono
invitati. Manca ancora l'Unione Sovietica, in compenso debutta la Cina, con
una rappresentativa di 26 atleti. Torna la pallacanestro, mentre l'Italia si
conferma campione nel calcio. La Germania tratterrà in patria 33 ori, 26
argenti, 30 bronzi; seguita dagli Usa (24, 20, 12); Ungheria (2, 2 3);
Italia (8, 9, 5); Finlandia (7, 6, 6). Nella foto Giuseppe Dordoni. 9°
posto nella 10Km di marcia (fonte immagine coni.it)
INTRODUZIONE
E
Nella numerazione olimpica, per il 1940 e il 1944, sono riservati due spazi
vuoti: si riferiscono alla dodicesima e tredicesima Olimpiade, assegnate
rispettivamente a Tokyo, che ha battuto Helsinki, e a Londra, che fra le
altre ha preceduto Roma, riaffacciatasi timidamente. Ma l'invasione della
Polonia da parte dei nazisti scatena un conflitto che solo per i tedeschi
sembra destinato a durare poco: de Coubertin è morto nel '37, il suo cuore
è murato in un pilastro degli scavi di Olympia. De Baillet-Latour,
presidente del Cio, capisce che l'Asse Berlino-Tokyo è un po' duro da
digerire, e si volge verso Helsinki, che accetta, ma il precipitare degli
eventi cancella i Giochi del '40; quelli del '44, londinesi, slitteranno di
4 anni.
Nel
frattempo il fior fiore dell'olimpismo è caduto in guerra. Abbiamo già
detto dell'avversario di Owens, Long: ma muoiono anche l'oro tedesco del
peso '36, gli ungheresi Csik e Kobos oro a Berlino nei 100 sl e nella
sciabola, e addirittura - ma l'elenco è molto più lungo - quattro titolari
e una riserva della squadra tedesca che ha vinto nel '36 il primo oro
olimpico di questa debuttante disciplina, giocata allora sull'erba, non
sopravvivono al conflitto. Ancora una volta, tocca a Londra come
quarant'anni prima dare una mano allo sport e al movimento olimpico, dunque,
ma le ferite sono tremende. Alcuni beni sono razionati, scarseggiano le
materie prime, buona parte degli atleti viene alloggiata in caserme
dell'aeronautica britannica e dell'esercito, le donne vanno in college. Una
velocista italiana, la Tagliaferri, racconterà dopo che la sera molte
andavano dagli argentini, arrivati con montagne di carne congelata... White
City è troppo vecchio, viene installata una pista temporanea nel mitico
stadio di Wembley, la boxe si disputa su un pontone mobile steso sulla
piscina, ma i Giochi sono un successo, anche televisivo, con 80.000
britannici che li seguono sul piccolo schermo. A Berlino, in piena fase
sperimentale, la tv era solo per i gerarchi...
DATI
E CIFRE
I
Giochi di Londra si svolgono dal 29 luglio al 14 agosto 1948. Vi prendono
parte 4.099 atleti, di cui 385 donne, di 59 paesi, esclusi per la guerra
Germania e Giappone, assente volontaria l'Urss. Le gare sono 136 in 19
sport; la spedizione italiana è composta da 177 atleti e guidata dal
giovane avvocato Giulio Onesti, da poco presidente del Coni. Tornano a
guidare il medagliere gli Stati Uniti, ma brilla la Svezia parzialmente
risparmiata dalla guerra, mentre l'Italia occupa il quinto posto. E'
l'ultima volta dei concorsi d'arte, una pletora di 14 "gare" che
scompare dopo questa edizione.
I
FATTI
  
Da
Sinistra: Nazionale
di Pallanuoto - Finale 100 m - Adolfo Consolini; sotto il belga Gaston
Reiff, vincitore dei 5000m
Le
due Olimpiadi saltate per la guerra, previste per il '40 e il '44, non
creano soltanto una lunga teoria di atleti caduti sui diversi fronti, ma
impediscono che alcuni grandi atleti salgano sul podio, come l'olandese
volante, al secolo Cornelius Warmerdam, nell'asta, o Harbig nel
mezzofondo, e ancora nella corsa lunga gli svedesi Haegg e Andersson.
Eppure l'atletica conserva il primo posto nelle attenzioni della gente,
il suo ruolo di regina dell'Olimpiade che ha assunto ben presto nella
storia, e a Londra oltre a essere illuminata dalle imprese della
Blankers-Koen, vedi sotto, sforna sorprese, miracoli e ci regala
un'immensa soddisfazione, la doppietta Consolini-Tosi nel disco.
Ma
andiamo con ordine: la sorpresa è un dentista dell'Ohio, Harrison Dillard,
che ai Trials americani si è presentato con le credenziali di 82 vittorie
consecutive nello sprint e negli ostacoli, ma soprattutto in questi ultimi,
sui quali è primatista del mondo con 13"6. Ai Trials cade nella sua
gara, ma si qualifica per i 100 metri: e fa di necessità virtù, correndo
una gara non sua e vincendola in 10"3.
Un
piccolo miracolo è quello di Bob Mathias. Ha 17 anni e 263 giorni quando
inizia, al terzo posto, la seconda giornata del decathlon. Vincendolo,
diventerebbe il più giovane olimpionico dell'atletica maschile d'ogni
epoca. Ma in pochi ci credono, poiché Bob ha cominciato a praticare le
prove multiple solo in questa stagione, al liceo di Tulare in California. E
le sue nozioni sono rudimentali, se è vero che Bob annulla il suo miglior
risultato nel peso uscendo frontalmente dalla pedana: ignorava la regola...
E che Bob sia uno che deve ancora imparare molto si vede nell'alto, dove a
quota 1,75 commette due errori e si salva solo buttando alle ortiche il suo
stile e saltando "all'italiana". Nel disco succede che i giudici
segnino un lancio di Bob attorno ai 45 metri, ma che poi il marcaposto
anneghi letteralmente nel fango di una giornata piovosissima. Entra in
campo, con un passo falso da giornalista, anche il fratello di Bob e la
ricerca del segnaposto dura mezz'ora: alla fine i giudici si arrendono e
assegnano a Bob 44 metri. Giavellotto e 1500 si disputano alla luce dei fari
delle macchine, poiché non c'è impianto di illuminazione: e alla fine
Mathias trionfa, ripetendosi a Heslsinki 4 anni dopo. Vero è, anche, che 4
giorni dopo il risultato di Mathias un estone, Heino Lipp, ottiene 900 punti
in più di Mathias a Tarttu: ma l'Estonia, sotto l'Urss che è assente, non
è ai Giochi. Lipp non andrà neppure a Helsinki '52, ma sarà il 70enne
Lipp a portare la bandiera estone a Barcellona nel '92.
Per
noi, Londra significa soprattutto Adolfo
Consolini. Il gigante buono e il suo compagno d'armi nel disco,
Beppone Tosi godono a Londra della straordinaria opportunità di avere in
campo, nella finale, il loro allenatore, Giorgio Oberweger, bronzo a Berlino
'36 e qualificato per questi Giochi allo scopo di guidare i due pretendenti
al successo. Oberweger, che sarà poi ct della nazionale italiana di
atletica e una delle figure preminenti del nostro sport, deve soprattutto
istruire i due a parare l'assalto dell'americano Fortune Gordien, assente
l'altro americano Fitch che ha appena strappato a Consolini un record del
mondo che è durato 5 anni. In una giornata autunnale, il 2 agosto, le
qualificazioni mostrano le doti di Adolfo, che in tuta batte il primato
olimpico, al di là del quale va anche Tosi. Gordien è dietro, ma c'è la
finale alle 15,30, dove tutto può cambiare.
La
pioggia è divenuta battente, la pedana è intrisa d'acqua, Oberweger la
spazza e asciuga il disco per gli azzurri. Al primo lancio, Tosi è in testa
con 51,78, nuovo primato olimpico: non si migliorerà più. Consolini gli
risponde al secondo con un metro in più, Gordien non va oltre 50,77. La
serie di tre lanci finali si disputa in condizioni impossibili: all'ultimo
lancio Gordien avvicina il 52,78 di Consolini, ma fa nullo.
Un
flash dell'Ansa delle 17,52 annuncia all'Italia il successo del gigante
buono: e nasce la leggenda di un atleta che avrà carriera straordinaria.
Nato a Costermano (Verona), nel '17, scoperto dal podestà del luogo durante
una partita di tamburello, avviato prima al peso, questo ragazzone di 1,80
per 105 kg viene indirizzato al disco dal maresciallo Carlo Bovi. Nel '38,
dieci anni prima dei Giochi di Londra, è già capace di vincere i
campionati internazionali britannici. Anche a lui la guerra impedirà di
mietere successi più vasti: ma in quattro Olimpiadi e 29 anni di carriera,
nonostante una tecnica non esemplare - anticipata rotazione delle anche,
scarse oscillazioni di preparazione, il piede sinistro troppo arretrato -
centra 3 primati del mondo, 4 europei e 8 italiani, un oro e un argento
olimpico, tre ori europei, 15 titoli nazionali e 50 maglie azzurre.
L'ultimo
atto di Consolini ad alto livello sarà Roma '60: la sua voce un po' falsa
che legge, con un distinto tremolio, il giuramento olimpico resta nella
memoria di molti, assieme al carattere di un campione che è stato un
esempio per lo sport italiano.
All'America
andò l'oro del decathlon grazie ad un diciottenne californiano di
nome Roberth Mathias - Never again - Mai più, fu la frase che il giovane
pronunciò a stento dopo la vittoria in una disciplina così massacrante, ma
destinata a non essere mantenuta. Nei 400 invece il duello fu tra due
giamaicani, che terminò con la vittoria di Arthur Wint, il quale vinse sul
filo di lana il connazionale Herbert McKenley, dopo averlo raggiunto e
superato all'uscita dalla seconda curva.
Un
primato venne stabilito nelle lunghe distanze, dove nei 50 chilometri di
marcia il bronzo fu vinto dal quarantottenne britannico, Tebbs
Lloyd-Johnson, il più anziano nella storia dell'atletica leggera a
conquistare una medaglia. I 10.000 metri furono vinti da un cecoslovacco
dallo stile un po' bislacco, Emil Zatopek, il quale si aggiudicò
anche l'argento nei 5.000: il suo modo di correre era caratterizzato da una
continua smorfia di sofferenza, che dava l'impressione di un probabile
ritiro dell'atleta apparentemente esausto.
Nella
maratona il belga Etienne Gailly fece rivivere la tragedia di Dorando
Pietri, arrivando per primo in prossimità del traguardo barcollando, senza
riuscire a capire la direzione da prendere. Naturalmente i giudici si
limitarono ad indirizzarlo sulla pista, per non farlo incombere in una
squalifica, come era successo a Pietri. Il maratoneta fu superato da Delfo
Cabrera e Thomas Richards, i quali si classificarono primo e secondo, ma
egli non mollò e, facendo leva sulle ultime forse, riuscì a classificarsi
terzo, crollando subito dopo aver tagliato il traguardo.
LE
MEDAGLIE ITALIANE DELL'ATLETICA
Oro:
Adolfo
Consolini - Lancio del Disco
Argento:
Giuseppe
Tosi - Lancio del disco
Edera Cordiale - Lancio del disco femminile
Amelia Piccinini - Lancio del peso femminile
Bronzo:
Staffetta
4x100 - Enrico Perrucconi, Antonio Siddi, Carlo Monti, Michele Tito
I
discoboli azzurri, il veronese Adolfo Consolini e il novarese Giuseppe
Tosi, soffiarono la vittoria allo statunitense Fortune Gordien, favorito
della gara - Vincere l'oro nel disco? Per me sarà facile come per mio
padre, che fa il prestigiatore, estrarre un coniglio dal suo cilindro -
prima della quale pronunciò questa frase, mostrando la sua piena fiducia
nell'oro.
La
maggiore delusione arrivò nell'atletica, dove dopo aver ricevuto la
medaglia d'argento, la squadra del 4x100 si trovò a dover restituire
il suo premio: a tagliare per primi il traguardo erano stati gli
statunitensi, che vennero immediatamente squalificati per un cambio
irregolare; dietro gli americani si erano piazzati i padroni di casa e a
seguire il quartetto italiano formato da Enrico Perucconi, Antonio Siddi,
Carlo Monti e Michele Tito. Il loro appello costrinse i giudici a
controllare il filmato, dal quale scaturì la regolarità della gara, quindi
all'Italia venne infine consegnato il bronzo.
IL
GIORNO STORICO: LIBERO)
Storia
delle Olimpiadi - Londra 1948: La faticosa ricostruzione
Dopo
il secondo conflitto mondiale, non fu facile riprendere il cammino olimpico
interrotto dopo Berlino 1936. L'edizione del 1948 fu assegnata Londra in un
clima di completa austerità. Non ci furono risultati eccezionali, ma alla
fine si ebbe la convinzione che nonostante tutto nessun ostacolo avrebbe più
fermato il cammino dei Giochi.
Come
era prevedibile, la seconda guerra mondiale segnò profondamente gli animi
in ogni parte del globo, sebbene la volontà di proseguire il sogno olimpico
del Barone de Coubertin fosse forte, non fu facile riorganizzarsi dopo il
conflitto.
De
Coubertin intanto era morto nel 1937, e durante i primi anni quaranta il CIO
dovette registrare la scomparsa anche del suo successore, Henry de Baillet
Latour.
In
un clima di estrema incertezza nel 1946 si decise di assegnare i Giochi
della ricostruzione a Londra, ritenuta affidabile e sufficientemente capace
di attutire le conseguenze post belliche nell'ambito sportivo.
Ovviamente
tutto fu organizzato all'insegna dell'austerity, sotto la guida di quel Lord
Burghley, già apprezzato ostacolista all'epoca di Amsterdam nel 1928, che
riuscì ad arrangiarsi con i pochi mezzi a disposizione.
Come
già ad Anversa furono escluse le nazioni considerate causa della guerra,
Germania e Giappone, e anche l'Italia rischiò di non partecipare, graziata
solo per il cambio di campo operato a guerra in corso.
Assente
l'Unione Sovietica, non in grado di assemblare una squadra all'altezza del
suo nome, furono comunque 59 i paesi rappresentati in un'edizione dei Giochi
comunque in tono minore.
Non
ci furono grandi exploit e anche i personaggi carismatici nell'Olimpiade
londinese si possono contare sulle dita di una mano, su tutti Fanny Blankers
Koen, la mammina volante olandese, già messasi in luce a Berlino.
A
Londra l'atleta orange imitò Jesse Owens andando a conquistare ben quattro
medaglie d'oro, 100 e 200, 80 Ostacoli e Staffetta 4x100, rinunciando a
Salto in Lungo e Salto in Alto per non sovraccaricare il programma.
Per
la prima volta si affacciò sulla ribalta internazionale Emil Zatopek, il
mezzofondista cecoslovacco fu argento nei 5000, ma si rifece sulla doppia
distanza dove conquistò l'oro, il primo dei suoi quattro, gli altri
arrivarono a Helsinki nel 1952, l'anno della sua consacrazione.
L'Italia,
pur tra mille difficoltà generate dalla guerra, ottenne lo stesso risultato
di Berlino, conquistando 8 medaglie d'oro, in particolare si misero in luce
i discoboli Adolfo Consolini e Beppe Tosi, rispettivamente oro e argento.
Deludente
l'Italia del Calcio, campione uscente, buone cose arrivarono dal Ciclismo,
con Ghella, e come sempre dalla Scherma e dal Canottaggio, anche se questa
volta è mancato il personaggio di spicco.
L'essere
riusciti a portare a termine questa soffferta edizione dei Giochi, fu il più
grande successo del movimento olimpico, a questo punto era praticamente
certo che nulla avrebbe potuto più fermare la macchina organizzativa del più
grande evento sportivo del mondo.
Accadde
il 3 agosto 48, Consolini è olimpionico nel lancio del disco
A
Londra l’azzurro vince la medaglia d’oro con la misura di 55.33
Nato
a Costermano, Verona, il 5 gennaio 1917, scomparso a Milano il 20 dicembre
1969 Adolfo Consolini inizia a gareggiare nel 1937. Al termine della guerra
i suoi migliori risultati: nel 1948 a Londra, nel corso delle Olimpiadi
ottiene la misura di 55.33 conquistando così la medaglia d’oro e il
titolo olimpico. Il suo primo primato del mondo della specialità lo
conquista nel 1941 con la misura di 53.34.
Tre volte campione europeo (1946, 1950, 1954) resta a Consolini l`unico
rammarico: non ci fosse stata la guerra avrebbe vinto titoli a ripetizione
tra la fine degli anni `30 e l’inizio degli anni `40.
I Campioni dell'atletica Triveneta
PERSONAGGI
Blankers-Koen,
Francina Elsje (Olanda)
Baarn - 26/4/1918
La
donna è entrata ormai a pieno titolo nei Giochi, da quando a Parigi 1900
Charlotte Cooper ha conquistato il primo oro femminile olimpico nel tennis.
Ed è una donna, a Londra, l'eroe eponimo dei Giochi, una mamma olandese che
emula alla sua maniera Kraenzlein e Owens conquistando quattro ori nelle
prove di atletica, su una pista pesantissima, spesso intrisa di pioggia. Si
chiama Francina Elsje Koen, ma tutti la chiamano Fanny: è nata nel '18 in
una cittadina dell'Olanda centrale, Daarn, da ragazzina ha scelto il nuoto e
il pattinaggio come sport. Nel '35 decide di passare all'atletica, debutta
sugli 800 con il record nazionale (!) e fa in tempo a qualificarsi per
i Giochi di Berlino, nell'alto, dove sfrutta il suo 1,73 di statura. Passa
inosservata, sesta con 1,55, ma l'appuntamento con la gloria è solo
rimandato. Nei 12 anni che separano questa esibizione dalle gare di Londra,
si sposa con il suo allenat ore, Jan Blankers, ex triplista e giornalista
del Telegraaf, e mette al mondo due figli, nonostante gli orrori della
guerra. Il suo primo record del mondo è del '38, con 11" sulle 100
yards: in 22 anni di carriera, spaziando dalla velocità agli ostacoli,
dall'alto al lungo, centrerà 12 record del mondo, ai 4 ori olimpici
aggiungerà cinque ori europei (oltre a un argento e due bronzi),.
Un
paio di esempi della sua superiorità: nel '42 debutta sugli
80 ostacoli, centrando alla prima gara il record del mondo della specialità
(uguaglia l'11"3 della Testoni). E la sua
prova generale per Londra sono i campionati nazionali, nei quali vince sei
titoli in due giornate: 100,
200, 80 ostacoli, alto, lungo e peso! Londra la incorona: la Blankers-Koen,
bionda alta, statuaria, mamma di 30 anni che ha perso per la guerra successi
e trionfi, si esibisce 11 volte in otto giorni, e prima fa suoi i 100, poi
soffre nel far suoi gli 80 ostacoli, infine domina i 200 e trascina l'Olanda
all'oro in staffetta. Logico che al ritorno in Patria trovi una carrozza a
cavalli e 20.000 persone a osannarla... Tenterà di affermarsi anche a
Helsinki '52, dove un'infezione alla gamba le impedirà di andare a
medaglia: ma fa in tempo l'anno dopo a chiudere una straordinaria carriera
vincendo a 37 anni il suo ultimo titolo nazionale, nel peso. Un unico
rammarico: se nel '40 e nel '44 si fossero disputati i Giochi, Fanny li
avrebbe dominati. E il suo mito sarebbe oggi senza confronti.
LE
SPECIALITA' DELL'ATLETICA
MASCHILE/FEMMINILE:
100 Metri Piani - 200 Metri Piani - Disco - Giavellotto - Peso - Salto in Alto
- Salto in lungo - Staffetta 4x100 Metri Piani
MASCHILE: 10 Km. di Marcia su Pista - 10000 Metri Piani - 110 Metri ad
Ostacoli - 1500 Metri Piani - 3000 Metri Siepi - 400 Metri Piani · 400 Metri
ad Ostacoli - 50 Km di Marcia su Pista - 5000 Metri Piani - 800 Metri Piani -
Decathlon - Maratona - Martello - Salto Triplo - Salto con l' Asta - Staffetta
4x400 Metri Piani
FEMMINILE: 80 Metri ad Ostacoli
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La
storia dei giochi è stata oggetto di una ricerca scolastica da parte
di ragazzi appassionati di Atletica Leggera che hanno voluto rimanere
nell' anonimato; sono stete visionate nnumerose fonti; in particolar
modo il sito internet www.nonsolofitness.it |

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